Franco Grasso

Scontento della società in cui viviamo, estroverso e aggressivo, Nicolo Figlia contorce sulla tela le sue figure in pose ingrate, con duri contorni ed aspri colori in un linguaggio che dagli esempi del neorealismo italiano risale sempre più spregiudicatamente all’espressionismo tedesco, talora sino ad Ensor, nella negazione del piacevole, nel rifiuto della bellezza.

Un uomo, quello che il Figlia concepisce, tanto perseguitato dagli odi, dalle guerre, dagli inquinamenti che sembra tornato come è nei suoi quadri, all’età cavernicola. Meno drammatica, più attenta alla perfezione formale, l’opera incisoria che ha recentemente ottenuto un ambito riconoscimento al premio delle Accademie.

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Nicola Figlia

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