Pino Di Miceli, 1996

Epi si cheri e Via Crucis di Nicola Figlia

Presentazione per l’esposizione delle due opere nella chiesa di San Rocco (dal 19 maggio al 9 giungo 1996). Ciclostilato.

 

A detta di molti, sembrerebbe che l’arte liturgica sia irrimediabilmente tramontata sia in Occidente che in Oriente. In Occidente alle soglie del Rinascimento, in Oriente tra il disfacimento dell’Impero Bizantino e la lunga dominazione ottomana. Ragione per cui in Occidente si può parlare solo di arte sacra e in oriente di manierismo (alla lettera: “alla maniera di”) bizantino.

Sempre secondo questo punto di vista, in Occidente abbiamo chiese piene di opere d’arte devozionistiche o paganeggianti o demagogicamente “d’avanguardia” e in Oriente abbiamo chiese piene di brutte e vuote copie della grande tradizione bizantina.

Forse è veramente così, o forse la questione è un’altra.

Una Comunità che celebra si esprime con atti di lode che sono “anche” codificazione linguistica di ciò in cui crede, di ciò che vuole esprimere. E come ogni persona (o comunità) usa un linguaggio verbale del suo tempo e del suo luogo, così usa (o dovrebbe usare?) un linguaggio estetico del suo tempo e del suo luogo.

Il problema è complesso e riguarda tutti i tentativi di rinnovamento dell’arte liturgica e sacra in Oriente e in Occidente.

Le due opere di Nicola Figlia esposte nella chiesa di San Rocco a Mezzojuso non sono sorte peri fini celebrativi. Non vogliono essere esempi di arte liturgica. Anche se pongono il problema. E se i visitatori si porranno anch’essi questo interrogativo, si è raggiunto uno scopo, fra i più importanti, di questa esposizione.

Nicola Figlia si confronta con due cicli figurativi: col ciclo figurativo liturgico bizantino dell’”Epì si chèri” e col ciclo figurativo devozionale occidentale della “Via Crucis”.

Da diversi anni Figlia si confronta con tematiche legate alla cultura popolare e religiosa della nostra comunità.

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Nicola Figlia

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