Roberto Lorenzetti, 1988

La raffigurazione grafica e pittorica della cultura popolare è da sempre un terreno fecondo per numerosi autori anche se, contrariamente a quanto potrebbe far pensare la ricchezza di stimoli che

dipana da questa tematica, il pericolo di scivolare nel banale è costantemente presente.

Troppo spesso siamo costretti a tollerare produzioni mirate a cogliere un vago sapore campagnolo della cultura contadina dalle quali traspare costantemente una evidente incapacità di penetrazione di questo mondo assunto come oasi di rifugio nei confronti della vorticosità del presente.

Non è il caso di Nicola Figlia nella cui opera è più che percepibile il fatto che questo mondo lo vive dall’interno, ne conosce a fondo le strutture mentali e in questo caso ci offre la documentazione di uno dei rituali più significativi del mondo popolare siciliano.

Ma intendiamoci, l’opera di Nicola Figlia è lontana da quel freddo documentarismo positivista di Paul Schevermeier e questa mostra sul Mastro di Campo non si esaurisce in un mero descrittivismo dei singoli elementi del rituale.

Figlia ne coglie sapientemente i segni simbolici presentandoli attraverso la percezione dell’immaginario popolare che supera la stessa storicizzazione di questo rituale, per arrivare alle sue vere radici ataviche.

Numerosi sono infatti gli elementi che fanno pensare ad una “Moresca” sulla quale si è poi innestato il fatto quattrocentesco di “Bernardo Cabrerà e Bianca di Navarra.

Il Mastro di Campo di Mezzojuso si presenta come un rituale popolare con soggetti epici calendarizzato nel periodo carnevalesco.

In esso è presente sia il motivo nuziale che quello agonistico che rinviano chiaramente ai riti d’inizio del ciclo annuale, così come è ben individuabile tutto il mosaico degli elementi che fanno parte delle danze armate come il contrasto per la mano della sposa, lo scontro tra due parti avverse, la danza del Mastro di Campo e la sua maschera rossa così ben raffigurata dal Figlia.

Non è certo questa la sede per trattare in termini etnografici questa manifestazione popolare, qui mi preme solo sottolineare come Nicola Figlia sia riuscito a descriverla in tutta la sua articolazione e complessità attraversando anche gli schemi concettuali propri di coloro che in essa sono abituati a vedere una semplice mascherata carnevalesca.

 

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Nicola Figlia

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