Sofia Cuccia, 1984

Nicola Figlia compone sulla tela volti, figure umane a mezzo busto, immagini di ambienti rurali e del Mastro di Campo – rappresentazione mimica della tradizione popolare locale – , qualche ritratto, qualche natura morta, individuando le forme con il contrasto dei colori, con il gioco delle luci, con il segno.

I volti, quasi sempre maschili, sono motivo dominante. Ci si chiede quale significazione essi abbiano. Pur diversificati per certi elementi somatici come la forma e la capigliatura, la disposizione e il colore, i volti hanno caratteri ricorrenti che li accomunano: naso carnoso, dalle narici fortemente dilatate, e labbra, che poche volte si dischiudono, cascanti, tumide, protese, sensuali, ed occhi, dalle pupille dilatate, che fissano senza guardare.

Tali fisionomie, prive di espressione, attraggono e respingono. Si ritrovano spesso in uomini dell’occidente siciliano, non già nell’ambiente cittadino, ma in quelli di fatica dei porti o dei mercati popolari, fisionomie inconfondibili che riflettono filoni di pigra umanità di origine maghrebina e che, emerse dal profondo, sono filtrate alla coscienza del nostro e riproposte insistentemente come una sorta di emblematico messaggio.

Messaggio di un’anima taciturna e solitaria che sente l’abbruttimento e l’abulia, l’isolamento e la difficoltà di comunicare, che affliggono, ieri come oggi, gli uomini sopraffatti dalla prepotenza dei forti e dei potenti e mortificati dal duro lavoro e dalla miseria.

Alcune opere sono concepite come finestre a cui i affacciano grappoli di uomini messi insieme e isolati ad un tempo, altre presentano “taciti colloqui”, perlopiù a due, nei quali ciascun personaggio non comunica con l’altro ma parla attraverso il fluido dei sensi, l’olfatto e il protendersi delle labbra.

Il pittore ottiene “taciti colloqui” anche con un solo personaggio, un vegliardo, riportato due volte, ora colto dalla realtà, ora tratto da una riproduzione pittorica. Una doppia finzione, dunque, che induce a pensare all’ambiguità e complessità dei fatti culturali.

Nello stesso ambito l’artista agisce quando, con vivacità cromatica, dipinge singolari squarci del Mastro di Campo e, poiché il riferimento è un dato oggettivo, l’opera si presenta di più facile e agevole lettura; la stessa cosa avviene per gli “angoli” di ambiente paesano che però non sono caricati di altrettanta vitalità.

Interessanti le realizzazioni grafiche che aiutano alla comprensione della personalità del pittore.

La produzione ha una sua validità e pertanto va segnalata.

Mezzojuso mercoledì 22 agosto 1984.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Nicola Figlia

↓ More ↓